Usciamo dal rifugio e subito una ventata gelida ci fa capire che oggi il vento non sarà un nostro alleato, il freddo pungente assale mani e piedi, dobbiamo muoverci per riuecire a scaldare queste parti del corpo che soffrono e fanno soffrire…….ci incamminiamo sul sentiero che sale dolcemente fino a quota 6100 li ci fermiwmo un attimo ci guardiamo in faccia e senza neanche una parola capiamo che stiamo meglio, ora il sole illumina e riscalda poco sopra di noi, risaliamo ancora e ci fermiamo propio lì dove possiamo goderci il tepore e scaldarci definitivamente quota 6200 raggiunta….
A tavolino si era deciso di salire piano e fare diverse pause , nel pratico capiamo che le pause troppo lunghe ci stroncano poi nel ripartire, quindi la nuova strategia è di far più step ma di poco tempo di sosta, quota 6400, comincia a mancare l’aria la famosa fame di ossigeno si fa sentire, i muscoli non fanno male ma i polmoni chiamano a gran voce ARIA, di improvviso anche le gambe diventano piombo e allora la paura di non riuscire più a salire diventa reale , ……ora mi fermo respiro mi appoggio sui bastoncini, ok ora va meglio adesso riparto……..dai mezzo passo per volta, si sento che va di nuovo meglio…….questi i pensieri e le sensazioni che ognuno di noi sente durante la salita.

Risalita la parte dura del ghiaione e attraversato il nevaio pensavamo di aver attraversato la parte dura, invece la dorsale che ci porta alla base del cratere è eterna e estremamente dura, le pause aumentano e cominciamo ad sentire quota e stanchezza, quota 6650 raggiunta.
La cima è li davanti a noi, dal cratere vediamo le pareti finali da dove partono le corde fisse che ci portano diretti alla cima, il vento fortissimo sbatte sulla parete è crea un rumore inspiegabile e fortissimo, percorriamo l’ultimo spazio che ci separa dal breve tratto verticale quasi senza consapevolezza, passiamo su dei massi che ostacolano la risalita, oramai sentiero non ne esiste piu, eccoci alle corde fisse, ci siamo ancora poco ed è fatta.
Il tratto finale consiste in un camino che sale verticale per circa 15 metri, poi esce sull’anticima e prosegue per altri 30 fino alla cima vera e propria, questo tratto è particolarmente pericoloso a causa dell’esposizione e del vento fortissimo che quasi toglie il respiro, raccogliamo le ultime forze e lo percorriamo in un fiato.
Alle ore 12 siamo sulla cima dell ‘ Ojos a 6893 metri, emozioni fortissime ci attraversano ognuno di noi sfoga la sua gioia a modo proprio poi un abbraccio ci unisce tutti insieme, lo scopo del nostro viaggio in cui partendo dal mare di La Serena abbiamo raggiunto la nostra grande montagna, dopo giorni e giorni di km in bici fatiche, dislivelli impossibili, vento sempre contro, sabbia che ci fa spingee per ore e ore, notti in quota freddo, fame……ma ora sappiamo che ne è valsa la pena, ci giriamo intorno e la vista spazia all’infinito è bellissimo stare quassù



Libro di vetta
Il vento non ci consente di fermarci a lungo, poche foto di rito e ci muoviamo per scendere, la discesa è agevolata dal terreno che ci consente di aver un passo veloce e non troppo impegnativo fisicamente, lasciamo la cima alle nostre spalle e perdiamo quota rapidamente, ora laggiù rivediamo ilrif Tejos da dove siamo partiti, la mente ripercorre tutta la salita e l’aria fine della cima è rimasta dentro di noi…….
Arrivati al rifugio ci fermiamo per una sosta, mangiamo qualcosa e poi scendiamo fino a campo 1 del rifugio Atacama.
Tempo di salita h 4 e 30 tempo di discesa h 2 e 30

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